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...la lettera è pericolosa. Lui lo sente. Se ne accorge. Addirittura, trema. E' scosso. A tratti esita. A tratti si affretta. Ora s'incupisce. Ora si rasserena. Le parole che legge lo avviluppano in una rete, lo imprigionano. Come fossero il canto delle Sirene, lo ammaliano. Ha paura e insieme vuole leggerle, gustarsele tutte, una a una. Scopre che esiste un erotismo della parola, una passione che vibra nel tono, un'emozione che sgorga dall'immagine, e tutto questo lo afferra e lo travolge...
L'amore necessario
NADIA FUSINI

...fuori la notte non esiste, non esiste il buio, perlomeno. Dovunque brillano luci, neon dei più diversi colori. Cammino tra questi riflessi, sempre pensando a te che non sei qui, ma mi possiedi con la tua assenza. Ho una nostalgia immensa, e non servono sotterfugi a placarla...non potrò avere intorno a me le tue braccia stanotte. Dovrò fare i conti con la tua ombra, che m'ha afferrato...perché stanotte quel che fugge lo riprenderò solo nella memoria, dove la linea di fuga, che è una retta infinita, diventa un circolo, non so quanto vizioso, in cui mi avvito. Stanotte, non vorrò altro piacere se non quello di sprofondare nella nostalgia. Imiterò l'abbandono al tempo delle cose inerti...
L'amore necessario
NADIA FUSINI

...finora, quando Lucia aveva amato, il punto di fuoco del suo desiderio era sempre sconfinato in un impeto negativo, una passione antivitale, irriducibile a qualsiasi edonismo. Non c'era piacere che potesse calmarla, colmarla, placarla. Era sempre stata una terrorista, in amore. Lucia si batteva per essere sconfitta. Era crudele, disumana. Insaziabile, ingorda. E ora sarebbe stata capace di un amore buono? E qual è l'amore buono?...
L'amore necessario
NADIA FUSINI

...per avere fiducia in se stessa, aveva bisogno continuamente dell'elogio della propria bellezza, e così cambiava abito, gioielli e pettinatura cinque o sei volte al giorno, e passava il tempo davanti al grande specchio scuro, il famoso specchio di cui ella stessa aveva disegnato il modello, e che era a forma di bretzel, così da potervi infilare le braccia per non stancarsi nelle lunghe ore che trascorreva, di giorno e di notte, a contemplare la propria immagine. Era questa l'unica porta che apriva, ma era la porta su se stessa; era così poco loquace, inoltre, che mentre qualsiasi donna allo specchio si sorride, ella si mostrava seria e irritata, forgiando la propria immagine nella sua silenziosa officina. Senza fuoco, senz'aria. Lei e sempre lei, in velluto rosso o in bianco, o in nero e perle, sempre lei con il viso truccato sotto l'ampia fronte, pallida come un frutto bianco e cattivo. Nel cuore della sua camera, al centro dei candelabri, lei e solo lei, sempre inafferrabile e di cui non riusciva, con un solo sguardo, a cogliere tutti i volti...
La contessa sanguinaria
VALENTINE PENROSE