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Quali fiori di ciliegio
in primavera,
lasciateci cadere
puri e radiosi...
EIICHI OKABE
Vento divino
INOGUCHI - NAKAJIMA - PINEAU

...possa la nostra morte essere subitanea come il frantumarsi di un cristallo...
ISAO MATSUO
Vento divino
INOGUCHI - NAKAJIMA - PINEAU

...nella luce della mattina che filtrava dalla finestra, rimasi per metà disteso sul letto a osservare immobile il narciso accanto al guanciale. Nello studio, isolato acusticamente, non c'erano rumori, per cui era possibile rimanere nel silenzio più assoluto, nel chiarore mattutino, soltanto il fiore ed io. Mi venne da credere che fosse un regalo mandato dal mondo delle anime, una mattina d'inizio di primavera; il dono consisteva in questo fresco narciso, come se l'energia invisibile dei fiori fosse stata congelata e avesse preso la forma di quell'esemplare così bianco e netto! Per un po' di tempo ero stato dimenticato dalla felicità esaltante, ma la mia lunga dedizione non era stata inutile. Raccolsi lo stelo protetto dalle foglie rigide e lo avvicinai agli occhi per fissare il fiore aperto. La corolla aveva una forma regolare e senza alcuna macchia; ognuno dei petali odorava come se fosse appena sbocciato e aveva una linea chiaramente disegnata, appena ondulata, che indicava che i petali erano stati fino a poco prima piegati stretti nel bocciolo, fin quando si erano aperti illuminati dal sole: insomma, una struttura perfetta. Quel fiore mi fece venire in mente, con immediatezza, i dipinti molto realistici della dinastia Sung del genere "fiori e uccelli", e in particolare Il narciso e la quaglia dell'imperatore Huizong. Continuai senza stancarmi ad osservare il fiore e di pari passo penetravo sempre più nel mio cuore; quella forma essenziale e dal contorno netto faceva vibrare il mio animo come se fosse stato uno strumento a corde...
La casa di Kyoko
YUKIO MISHIMA

...così l'io abbraccia la natura, ma quando è questa a penetrare nell'io, la ragione, la conoscenza, la stessa convenzionalità delle parole devono fare i conti con quello spontaneo autodispiegarsi dello spirito che è il simbolo. E così natura e simbolo finiscono per identificarsi ed emergono parole chiave che tendono a fagocitare l'esistente...
La neve e il sangue
MARIA TERESA ORSI
saggio introduttivo a "Mishima - Romanzi e racconti"

...la debolezza sta nel prendere le proprie sensazioni per realtà, sta nel rendersi complici di una menzogna che parte da noi stessi per tornare a noi stessi, e credere che si tratti di un passo avanti. Per avanzare in quel deserto, occorreva affrancarsi da tutto. Capii che solo una mente che riesce ad affrancarsi da tutto ci consente di accedere a una quiete sottile che chiamerò estasi...
Il libro del buio
TAHAR BEN JELLOUN

...è una donna. Dorme. Ha l'aria di farlo. Chissà. L'aria di essersi dileguata, tutta intera, nel sonno, con gli occhi, le mani, la mente...le forme sono morbide, i legamenti invisibili. Parole salgono alle labbra, quelle della sconnessione delle forme sotto la pelle che le ricopre. La bocca è leggermente socchiusa, le labbra nude...che questo corpo dorma non significa che sia senza vita. Al contrario. E a tal punto, che sa, attraverso il sonno, quando qualcuno guarda. Basta che l'uomo entri nella zona di luce perché un movimento improvviso lo attraversi, perché gli occhi si aprano e osservino, inquieti, fino a che lo riconoscono...
Occhi blu, capelli neri
MARGUERITE DURAS

...la collera di Elisabetta aveva preso un aspetto più truce di quanto si fosse mai visto. Si trattava anche stavolta di un litigio fra innamorati? Se sì non si poteva negare che fosse d'un genere strano. Poiché adesso disprezzo, timore ed odio erano venuti a deporre il loro veleno nel filtro mortale della passione tradita. Con risentimento immutato, mentre i lunghi mesi si trascinavano ella covava la propria ira. Lo avrebbe punito per incompetenza, insolenza, disubbidienza; credeva forse che il suo fascino fosse irresistibile? Le era venuto a noia, invece, quel fascino: ed il conte si sarebbe avveduto d'aver commesso un errore...
Elisabetta e il conte di Essex
LYTTON STRACHEY
...avremo molto bisogno di nature così profondamente leali...
Re Lear
WILLIAM SHAKESPEARE

...a quelle parole Lan-ying apre il palmo della mano e lascia che Dao-sheng lo stringa al suo. Istante di muta comunione, di estasi inesprimibile. L'intimità nata dalle due mani in simbiosi è la stessa di due volti che si avvicinano, di due cuori che si imprimono l'uno nell'altro. La corolla a cinque petali, quando sboccia, è come una campanula rovesciata, libera la sua essenza segreta, si lascia sfiorare dalla brezza tiepida che soffia senza tregua, o saccheggiare da farfalle e api bramose. Due mani dalle dita nude; il più lieve tremito ha il suono di un battito d'ali, la minima pressione genera un'onda che si espande cerchio dopo cerchio. La mano, nobile strumento a cui è concesso il privilegio della carezza, accarezza in questo momento non un'altra mano, ma la carezza stessa...
Nell'eterno, l'amore
FRANCOIS CHENG

...sogno, oh, sogno! Finché coltiviamo la poesia, non c'è partenza, finché indugiamo nell'interregno del nostro giorno notturno, ci doniamo l'un l'altro tutta la speranza del sogno, tutta la comunione della nostalgia, tutta la speranza dell'amore, e perciò, mio piccolo fratello, per questa speranza, per questa nostalgia, non andar più via da me; non voglio sapere il tuo nome, l'ombroso tuo nome, non voglio chiamarti né per partire né per ritornare, e tuttavia, senza ch'io ti chiami, poiché non posso chiamarti, resta presso di me, perché l'amore resti nella promessa di essere l'ultima cosa, resta presso di me nel crepuscolo, resta presso di me sulla riva del fiume, guardiamolo senza affidarci alla sua corrente, lontani dalla sorgente, lontani dalla foce, protetti contro l'oscura unione del principio, protetti contro la solitudine luminosa e senza ombra di Apollo, oh, resta presso di me, protettore e protetto, così com'io per sempre voglio restare presso di te...
La morte di Virgilio
HERMANN BROCH

Io sono il fumo inalato...
entro in te...
ti inebrio...
ti intossico...
mi espiri...
divengo nuvola inconsistente...
e svanisco...

...il giardiniere benigno e indulgente non lo getta sul fuoco, ma ad ogni primavera guarda l'inutile fogliame e lascia che verdeggi, sin che le foglie scemano di anno in anno e da ultimo si protendono soltanto i rami spogli e secchi. Allora l'albero vien sradicato dall'orto e del terreno suo si fa uso diverso. Ma le altre piante continuano a fiorire e a prosperare e nessuna può dire d'esser germogliata dai suoi semi e di recare un giorno dolci frutti simili ai suoi. Intanto il sole continua a irraggiare, il cielo passa col suo azzurro sorriso da un millennio all'altro, la terra si riveste dell'antica verzura e le generazioni si succedono in lunga catena sino all'ultimo pargolo: ma quell'uomo è da tutte escluso, giacché la sua esistenza non ha lasciata alcuna impronta e i suoi germogli non si immergono nella fiumana del tempo. Se anche ha lasciato altre tracce, queste si cancellano, come si cancella tutto quel che è terreno, e quando infine ogni cosa sprofonda nell'oceano dei tempi, anche la realtà più grande e più gioiosa, egli vien travolto prima degli altri, poiché per lui già tutto s'inabissa mentre ancora vive e respira...
Un uomo solo
ADALBERT STIFTER

...non ho cessato mai per prima di amare. Sempre - fino all'estrema possibilità, fino all'ultimissima gocciolina - come quando bevi da bambina. E già ti viene caldo per il bicchiere ormai vuoto - e continui a sorbire, ma solo il tuo stesso fiato...
Il racconto di Sonecka
MARINA CVETAEVA