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domenica, 30 settembre 2007

...ero seduta sul letto e Hanayo mi stava davanti con una pantofola in mano. Accarezzandomi la fronte, il naso e le guance con la suola, mi aveva chiesto: "Mi ami?". "Sì" avevo risposto, e lei mi aveva colpito la guancia. "Bugiarda" aveva detto, poi afferrandola meglio aveva ripreso ad accarezzarmi. "Ti ho chiesto se mi ami". "Sì!" E di nuovo mi aveva colpito con la pantofola nello stesso punto. "Bugiarda!" Non capivo per quale motivo avesse deciso che stessi mentendo. Per quante volte me lo chiedesse, la mia risposta era una e una soltanto. Avevamo ripetuto all'infinito la stessa domanda e risposta, e gli stessi gesti, come delle dementi. Dopo non so più quanti colpi, la pantofola le era sfuggita di mano per volare in un angolo della stanza. Mi ero messa una mano sulla fronte e avevo chinato il capo. I miei capelli avevano sfiorato il suo corpo. Hanayo si era piegata posando la mano sulla cerniera dei miei pantaloni di lana. Più tardi avevo pensato che forse mi sarei dovuta liberare con un'abile mossa. Invece, in contrasto con il dolore che provavo dentro, o meglio proprio perché ero addolorata, non ero riuscita a reagire...

                                                 Corpi di donna

                                               MATSUURA RIEKO

Postato da: silenes a 14:34 | link | commenti (79)

sabato, 29 settembre 2007

...ci troviamo sull'orlo di un precipizio, ci sporgiamo sull'abisso: la vista ci si annebbia, abbiamo il capogiro; il nostro primo impulso è di ritrarci dal pericolo, ma inspiegabilmente restiamo. A poco a poco il nostro stordimento, il nostro orrore si fondono in una nube di sensazioni indefinibili...ma la nostra nube, laggiù, sull'orlo del precipizio sale e assume palpabilità e una corposità infinitamente più terribile di quella di qualsiasi genio o demone favoloso, eppure non è che un pensiero, anche se pauroso e tale da farci agghiacciare sino alle midolla con la forza fascinatrice e tremenda del suo orrore. E' semplicemente l'idea di quelle che sarebbero le nostre sensazioni durante l'impeto precipitoso da tanta altezza; e questa caduta - questo travolgente annichilimento - per il motivo stesso ch'esso comporta la più orribile, la più ripugnante di tutte le orribili e ripugnanti immagini di morte e di sofferenza che ci si sono presentate all'immaginazione, proprio per questa ragione stessa adesso la desideriamo tanto ardentemente. E poiché la nostra ragione ci sprona violentemente ad allontanarci dalla voragine, appunto per questo noi tanto più impetuosamente ci avviciniamo a essa. Non v'è in natura impulso più diabolicamente impaziente di quello di colui che rabbrividendo sull'orlo di un precipizio, medita così di gettarvisi...

                                          Il capriccio del perverso

                                              EDGAR ALLAN POE

Postato da: silenes a 13:28 | link | commenti (42)

venerdì, 28 settembre 2007

...quando penso alla vita che vi ho condotto, vedo bene che ho gran motivo di arrossire dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini, per via dei libertinaggi di mente cui mi sono lasciata andare. Se l'obbedienza me lo permettesse, descriverei in dettaglio con grande piacere tutte le mie perversità, le mie ipocrisie, la mia doppiezza e la mia arroganza, l'alta stima di me stessa e la vanagloria, insieme a tutti i miei altri vizi, per indurre quanti potranno vedere questo scritto a implorare la misericordia della divina giustizia per me, che mille e mille volte l'ho offesa...

                                       Storia della mia possessione

                                             JEANNE DES ANGES

Postato da: silenes a 07:33 | link | commenti (45)

martedì, 25 settembre 2007

...Penelope è fedele a Ulisse, ma non sappiamo fino a che punto lo ami...e come lei sa, si può talvolta essere fedelissimi e non amare...in certi casi, la fedeltà è una forma di vendetta, di ricatto, di rivalsa dell'amor proprio...fedeltà, non amore...

                                                  Il disprezzo

                                            ALBERTO MORAVIA

Postato da: silenes a 21:18 | link | commenti (70)

lunedì, 24 settembre 2007

...Addio alla rinuncia. Il desiderio rinasce continuamente da se stesso. E' una follia pensare di vincerlo. Ha la natura stessa delle malattie incurabili. Il desiderio è INCURABILE.

                                       Quaderni

                                      1957-1972

                                    E. M. CIORAN

Postato da: silenes a 18:16 | link | commenti (54)

venerdì, 21 settembre 2007

...soffoco mentalmente. Ma come mi è dolce vivere nello spasimo. Ecco perché la mia esistenza fra spine e lacrime è, nondimeno, puro godimento...

                                       Foglie cadute

                                    VASILIJ ROZANOV

Postato da: silenes a 00:13 | link | commenti (46)

giovedì, 20 settembre 2007

...nei grandi disordini c'è sempre grande silenzio...

                                           Diario veneziano

                                                 ACHENG

Postato da: silenes a 00:05 | link | commenti (30)

mercoledì, 19 settembre 2007

...distesa accanto a quella donna coricata sotto le coperte su una sdraio parallela alla mia, guardavo con lei il cielo che rimaneva a lungo rosso, con la sensazione, suscitata da ogni risalita per mare verso il Nord, di essere alla prua del pianeta. Nulla mi sarebbe mai sembrato più dolce di quello stare immobile, seduta o distesa, accanto a esseri diversamente amati - o amati nello stesso modo - durante il quale non ci si vede, ma si contemplano le stesse cose, mentre il corpo resta sempre supremamente presente...ma con l'illusione di non essere per un momento che due sguardi in sintonia...

                                           Il giro della prigione

                                      MARGUERITE YOURCENAR

Postato da: silenes a 09:48 | link | commenti (23)

lunedì, 17 settembre 2007

...pareva che la sterilità della sabbia non fosse semplicemente dovuta alla siccità...ma alla sua mobilità perenne che rifiuta la presenza di ogni forma di vita dentro di sè...

                                                 La donna di sabbia

                                                         KOBO ABE

Postato da: silenes a 21:28 | link | commenti (45)

venerdì, 14 settembre 2007

...Il signor Rodin si avvicina a Camille con tenerezza, scostandole un ciuffo scuro che le copre gli occhi - i suoi occhi, sconfinate, devastanti voragini - con le mani imbrattate di creta. Vede il profilo di lei in controluce. " Mia pietra nera vibrante d'amore, tu sai quello che Michelangelo aggiungeva: solo le opere che si possono far rotolare dall'alto di una montagna senza che se ne rompa neppure un pezzo sono valide; tutto ciò che si frantuma durante una simile caduta è superfluo. Tu appartieni a quella razza, nulla potrà spezzarti, per quanto alta possa essere la montagna! Sei tagliata in un materiale eterno...

                                  Una donna chiamata Camille Claudel

                                                    ANNE DELBEE

Postato da: silenes a 16:58 | link | commenti (21)