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...non sapevo allora che cosa fosse la timidezza, quella sofferenza che ci tormenta fino all'età più avanzata, ricaccia in cuore le impressioni più profonde, gela le parole, snatura tutto quel che tentiamo di dire, e non ci permette di esprimerci se non con frasi vaghe ove serpeggia un'ironia più o meno amara, quasi volessimo vendicarci sui nostri stessi sentimenti del dolore che proviamo di non poterli rivelare...mi abituai a rinchiudere in me ogni sensazione, a foggiarmi piani solitari contando su me solo per metterli in atto,e a considerare gli avvertimenti, l'interessamento, l'aiuto e fin la semplice presenza di altri, come un fastidio e un ostacolo. Presi l'abitudine di non parlare mai di quanto mi interessava, di non sottomettermi alla conversazione se non come a un'importuna necessità, animandola allora con il continuo scherzare che me la rendeva meno faticosa e m'aiutava a nascondere i miei veri pensieri. Onde una certa mancanza di abbandono che gli amici mi rimproverano tuttora, e difficoltà di parlare sul serio, che duro sempre fatica a vincere. Insieme ne derivò un ardente desiderio d'indipendenza, una grande insofferenza dei legami che mi stringevano, un terrore invincibile di accettarne di nuovi. Mi trovavo bene soltanto da solo, e anche ora l'effetto di quella disposizione d'animo è tale, che nelle circostanze meno importanti, dovendo scegliere tra due partiti, la presenza altrui mi turba, e la mia reazione naturale è fuggirla per deliberare in pace. Non ero tuttavia tanto profondamente egoista, quanto una tale indole farebbe supporre: pur non interessandomi che a me, me ne interessavo ben poco. In fondo al mio cuore era un bisogno di affetto di cui non mi rendevo conto, ma che, non riuscendo a soddisfarsi, mi staccava da tutto quanto a volta a volta attirava la mia curiosità...
Adolphe
BENJAMIN CONSTANT
...D...come...

...l'usignolo fa il nido solo sui rami del susino e non sceglie un altro albero...
Il sorriso della morta
"Racconti della pioggia di primavera"
UEDA AKINARI
...freddo fuori, freddo dentro...

...vi sono suicidi invisibili. Si rimane in vita per pura diplomazia, si beve, si mangia, si cammina. Gli altri ci cascano sempre, ma noi sappiamo, con un riso interno, che si sbagliano, che siamo morti...
Il malpensante
GESUALDO BUFALINO
...la nobile arte...di aspettare...

...mi trovo sull'angusto sdrucciolevole sentiero sabbioso tra l'abisso dell'ansia e quello dell'impotenza...
Il figlio dell'imperatore
KENZABURO OE
...cerco il cerchio...
...la sventura è un "enigma". Ha la stessa essenza della sofferenza fisica, da cui è inseparabile: la sofferenza fisica, quando è tale che non si può né sopportarla né smettere di sopportarla, e dunque sospende il tempo facendone un presente privo di avvenire eppure impossibile come presente (impossibile raggiungere l'istante seguente; tra l'istante seguente e quello attuale si sovrappone un infinito invalicabile, l'infinito della sofferenza; d'altra parte il presente della sofferenza è impossibile, costituisce l'abisso del presente). La sventura ci fa perdere il tempo, ci fa perdere il mondo...
L'infinito intrattenimento
MAURICE BLANCHOT

...non è sofferenza, né dolore. Non è neppure tristezza. Eppure, a maggior ragione, non è neppure gioia. Sembra quasi una brace del mio antico tormento. Ma in realtà è qualcosa di diverso. La sofferenza appartiene al passato. Nonostante tutto, i miei sentimenti avanzano ineluttabilmente, come le lancette di un orologio. Sono sentimenti puri, privi di ogni significato, sentimenti nudi, sensibili, vulnerabili, tremanti. Sentimenti che si muovono con precisione vana...
Una virtù vacillante
YUKIO MISHIMA