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... La muta...

... L' espérance è il titolo del quadro di Puvis de Chavannes nel quale la Speranza, casta e angolosa, con in mano un ramoscello verde tenero, siede sopra un panno bianco. Sullo sfondo, appena accennate, alcune croci nere; in lontananza - plastica e marcata - una rovina; sopra la Speranza - una rosea striscia di cielo crepuscolare perché è sera, è tardi, e la notte sta per calare. Benché non appaia sul quadro - la notte verrà! Calerà sul quadro della Speranza e sulla stessa fanciullesca speranza, tingerà di nero quel ramoscello e lo farà seccare...
Il trentesimo anno
INGEBORG BACHMANN

... ecco, io sono vivo, io respiro. Qual è la sostanza della mia vita? ed in balia di quali forze? sotto l'impero di quali leggi? Io non mi posseggo, io sfuggo a me stesso. Il senso che io ho del mio essere è simile a quello che può avere un uomo il quale, condannato a restare su un piano di continuo ondeggiante e pericolante, senta di continuo mancargli l'appoggio, dovunque egli posi il piede. Io sono perpetuamente ansioso; e neanche la mia ansietà è bene definita. Io non so se sia l'ansietà del fuggiasco inseguito alle calcagna o quella di chi insegue senza mai raggiungere. Forse è l'una e l'altra insieme...
Trionfo della morte
GABRIELE D'ANNUNZIO

... il teatro No è il tempio della bellezza, il luogo nel quale si realizza l'unione suprema tra religiosa solennità e bellezza sensuale. Nessun'altra tradizione culturale è riuscita a pervenire in campo teatrale a un grado così elevato di raffinatezza... La vera bellezza aggredisce, domina, depreda e alla fine distrugge... Il No può avere inizio solo dopo che il dramma si è ormai consumato e la bellezza giace in rovina... YUKIO MISHIMA
Vita e morte di Yukio Mishima
HENRY SCOTT STOKES
... e poi c'è un piacere indefinibile nel dominare un'anima giovane, appena sbocciata! E' come un fiorellino la cui migliore fragranza evaporerà al primo raggio di sole; bisogna coglierlo in quell'attimo e, aspiratolo a sazietà, gettarlo in strada: magari lo raccatterà qualcuno. Io avverto in me questa avidità inestinguibile che ingoia tutto quello che incontra sul suo cammino: considero le sofferenze e le gioie altrui solo in relazione a me stesso, come un nutrimento che sostiene il vigore della mia anima. Io stesso non sono più in grado di perdere la testa sotto l'influsso di una passione; in me l'ambizione è oppressa dalle circostanze, ma si è manifestata in un'altra forma, perché l'ambizione altro non è che la sete di potere, e il mio principale piacere è sottomettere al mio volere tutto quanto mi circonda; suscitare verso di sé emozioni d'amore, di dedizione e paura: non è forse questo il primo segno e il più elevato trionfo del potere? Essere per qualcuno motivo di sofferenza e di gioia, senza avervi il benché minimo diritto: non è forse il più dolce nutrimento del nostro orgoglio? E cosa è mai la felicità? E' orgoglio saziato. Se potessi considerarmi il migliore, il più potente di tutti al mondo, sarei felice; se tutti mi amassero, troverei in me sorgenti inesauribili d'amore. Il male genera il male; la prima sofferenza dà un'idea del piacere di tormentare un altro; l'idea del male non può entrare nella testa di una persona senza che questa non desideri metterla in pratica: le idee sono creature organiche, ha detto qualcuno: il loro stesso nascere dà loro una forma, e questa forma è azione...
Un eroe del nostro tempo
MICHAIL JUR'EVIC LERMONTOV

... sarà anche vero, penso, che nessuno ci tiene in special modo a sentirsi criticare o dare addosso a forza d'urli, ma sulla faccia dell'essere umano che infuria contro di me scorgo una bestia feroce nel suo genuino sembiante, una bestia più orrenda di qualunque leone, drago o coccodrillo. Di solito la gente nasconde questa sua vera natura, o almeno pare, ma viene l'occasione (come il placido bove accovacciato nel pascolo sferra a un tratto la coda per uccidere il tafano che ha sul fianco) in cui la collera lo spingerà a rivelare fulmineamente la propria umanità in tutto il suo orrore. Questa idea m'ha sempre infuso tanta paura da farmi rizzare i capelli sul capo, e al pensiero che questa natura sia forse uno dei requisiti necessari alla sopravvivenza come essere umano, ho finito per disperare di me stesso. Di fronte agli esseri umani ho sempre sussultato di terrore. Incapace com'ero di nutrire un briciolo di fiducia nella mia facoltà di parlare e d'agire come un essere umano, custodivo rinchiuse nel petto le mie angosce solitarie. Tenevo nascoste l'agitazione e la malinconia, preoccupandomi d'evitare che avesse a trapelarne qualche traccia. Fingevo un ottimismo innocente; e man mano mi perfezionai nella parte del commediante eccentrico...
Lo squalificato
DAZAI OSAMU

... ancora... poesia... per me...
Uscita dalle acque calde dei tuoi libri,
nel tiepido delirio pomeridiano,
mentre la luce blanda di una timida finestra
ti sfiorava silenziosa,
tu,
con gli occhi nel tempo,
confessavi alla notte la tua maschera di
rugiada.
La tua opulente figura,
come una Vestale di fuoco,
ornata dai brandelli misteriosi della passione,
si impossessava del mio corpo
e lacrimava preghiere sulla mia bocca schiusa.
Braccia delicate che si muovono nell’aria
come foglie solitarie d’autunno,
il profumo elegante del tuo corpo,
e lo sguardo si posa sul mistero del tuo velo
in fiore.
Uscita dalle acque,
come un’onda invisibile che tutto infrange,
come un sole di pazzia che ammalia,
come una croce che sanguina bellezza,
rubando feroce il mio sogno .
... grazie...
Una venere scura in un corridoio che profuma di libri e antico Giappone.
Occhi di sfida, bocca di calda Venere, pelle che ricorda ancora il mare.
Il tuo sguardo, demoniaco e profondo, nero come l'abisso che ti riveste, penetra i miei sensi, genera la mia morte...
La tua furia, come l'Oceano, la tua furia in quelle mani che sconfiggono il divino.
Mi laceri il sentire, con quei capelli che sembrano un endecasillabo sciolto nel vento.
Sei la poesia delle profondità remote, la bellezza che emerge dalle acque putride del passato,
la passione e la violenza che domina il corpo, l'anima...
Sei l'intelligenza che si rigenera al calore delle mani,
sei la saliva e l'umore che nutrono la mia lingua...
La tua mano sa toccare, la tua parola ammaliare.
Sei il sospiro che diventa misterioso,
la barca che vorrei salvare,
la divinità abbacinante nella culla sterile dell'umanità.
La tua anima antica, semplice, onirica,
le tue visioni di carne e desiderio,
il tuo tremare, la mia emozione.
Sei Fedra lacrimante dinnanzi al sole,
la sua preghiera profana,
il peccato della sua purezza.
Resto in basso, con occhi immobili e silenziosi, a contemplare la tua nobile figura ornata di aurei incanti.

... io amo (adoro nel senso proprio) la memoria e aborro i ricordi. Le visioni li hanno spazzati, come la nuvola dei pesci minuti che si scioglie quando compare un unico pesce da preda...
Le Furie
GUIDO PIOVENE